Congedi di maternità e paternità e parentali

a cura della dottoressa Selene Cristofori, collaboratrice dell' Ente

A seguito dell’entrata in vigore della Legge Finanziaria per il 2008 (L. n. 244 del 24.12.2007) il trattamento dei genitori adottivi e affidatari è stato equiparato a quello dei genitori naturali per quanto riguarda i congedi di maternità, paternità e quelli parentali a prescindere dall’età del bambino adottato o affidato.
L’art. 2, commi 452-456, della Finanziaria 2008 estende i diritti di maternità e paternità dei genitori adottivi ed affidatari.
A tale fine sono stati riscritti gli articoli dedicati del Testo unico della maternità, Dlgs n. 151/2001, quali l’art. 26 (congedo di maternità), l’art. 31 (diritti del lavoratore padre), l’art. 36 (congedo parentale), mentre sono stati abrogati gli artt. 27 e 37 (dedicati alle adozioni ed affidamenti preadottivi internazionali, la cui disciplina è confluita nei nuovi artt. 26 e 36).

Il congedo di maternità
La principale novità introdotta dalla Finanziaria per il 2008 consiste nel fatto che i genitori adottivi/affidatari possono fruire del congedo fino al compimento della maggiore età del figlio (mentre prima esisteva il limite dei sei anni del minore, elevato a diciotto anni in caso di adozione/affidamento preadottivo internazionale).
Il nuovo articolo 26 del Testo unico disciplina in modo differenziato il caso dell’adozione da quello dell’affidamento.
Si riporta di seguito il testo dell’art. 26 T.U. novellato:
“1. Il congedo di maternità come regolato dal presente Capo spetta, per un periodo massimo di cinque mesi, anche alle lavoratrici che abbiano adottato un minore.
2. In caso di adozione nazionale, il congedo deve essere fruito durante i primi cinque mesi successivi all’effettivo ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice.
3. In caso di adozione internazionale, il congedo può essere fruito prima dell’ingresso del minore in Italia, durante il periodo di permanenza all’estero richiesto per l’incontro con l minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva. Ferma restando la durata complessiva del congedo, questo può essere fruito entro i cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia.
4. La lavoratrice che, per il periodo di permanenza all’estero di cui al comma 3, non richieda o richieda solo in parte il congedo di maternità, può fruire di un congedo non retribuito, senza diritto ad indennità.
5. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero della lavoratrice.
6. Nel caso di affidamento di minore, il congedo può essere fruito entro cinque mesi dall’affidamento, per un periodo massimo di tre mesi.”
La riforma di cui all’art. 26 T.U. opera per gli ingressi in famiglia (adozioni nazionali) o ingressi in Italia (adozioni internazionali) verificatisi dal 1 gennaio 2008 nonché per gli ingressi avvenuti nell’anno 2007, relativamente ai quali non sia decorso l’arco temporale dei cinque mesi dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore.

L’adozione
In caso di adozione, il congedo ha una durata estesa fino a cinque mesi (contro i precedenti tre mesi) e può essere fruito fino a cinque mesi dall’effettivo ingresso del minore in famiglia (contro i precedenti tre mesi).
Viene invece confermata, in caso di adozioni internazionali, la possibilità da parte della lavoratrice di fruire del congedo durante il periodo di permanenza all’estero, utile al fine di concludere la pratica di adozione (disciplinata dal vecchio art. 27, abrogato dal 1 gennaio 2008, il cui contenuto è però confluito nel nuovo articolo 26).
In alternativa all’utilizzo del congedo di maternità, dal 1 gennaio 2008 la lavoratrice potrà decidere di richiedere (anche solo parzialmente) un congedo non retribuito, riservandosi in tal modo la possibilità di utilizzare tutto il periodo di congedo indennizzato dopo l’ingresso del figlio.
Come sotto la previgente disciplina, la durata del periodo trascorso all’estero deve essere certificata da parte dell’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione.
Dal 1 gennaio 2008 si ritiene possibile, nei limiti della durata massima di cinque mesi, un utilizzo misto del congedo, cioè in parte durante il periodo di permanenza all’estero ed in parte dopo l’ingresso in famiglia del minore (non oltre i cinque mesi da tale data).

L’adozione nazionale
In attuazione delle nuove disposizioni di legge, la lavoratrice che adotta un minore (ai sensi degli artt. 6 e ss. della legge 184/1983 e successive modifiche) ha diritto all’estensione dal lavoro per un  periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione. Il diritto, pertanto, è riconosciuto anche se il minore, all’atto dell’adozione, abbia superato i sei anni di età e spetta per l’intero periodo, anche nell’ipotesi in cui durante il congedo lo stesso raggiunga la maggior età.
La lavoratrice ha diritto al congedo per i primi cinque mesi decorrenti dal giorno successivo all’effettivo ingresso del minore nella propria famiglia; a tale periodo deve essere aggiunto, per analogia con le madri biologiche, anche il giorno di ingresso del minore nella famiglia dell’interessata. Conseguentemente, il congedo complessivamente riconoscibile in favore delle madri adottive è pari a cinque mesi ed un giorno.
Si rileva che, tutto ciò trova applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo come previsto dagli artt. 22 e ss. della legge 184/1983; ovviamente, in tale ipotesi, il diritto al congedo ed alla relativa indennità cessano dal giorno successivo all’eventuale provvedimento di revoca dell’affidamento medesimo pronunciato dal Tribunale ai sensi dell’art. 23 della legge 184/1983. Tale circostanza dovrà essere tempestivamente comunicata all’Istituto dalla lavoratrice interessata.

L’adozione internazionale
Analogamente a quanto previsto in caso di adozione nazionale, la lavoratrice che adotta un minore straniero (ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, artt. 29 e ss.) ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione; il diritto spetta per l’intero periodo anche nel caso in cui, durante il congedo, il minore raggiunga la maggiore età.
Il congedo può essere fruito nei cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia risultante dall’autorizzazione rilasciata, a tal fine, dalla Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 32, L. 184/1983). A tale periodo di congedo si aggiunge il giorno di ingresso in Italia del minore cosicché, anche nella fattispecie, il periodo massimo complessivamente spettante è pari a cinque mesi ed un giorno.
Ferma restando la durata massima del periodo di astensione (cinque mesi ed un giorno), il congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore ed agli adempimenti relativi alla procedura adottiva; tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo non fruito antecedentemente all’ingresso del minore in Italia è fruito, anche frazionatamene, entro i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.
La lavoratrice che per il periodo di permanenza all’estero non richieda o richieda solo in parte il congedo di maternità, può comunque avvalersi di periodi di congedo non indennizzati né retribuiti.
I periodi di permanenza all’estero correlati alla procedura adottiva sono certificati dall’Ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione; pertanto, la domanda di indennità a titolo di congedo di maternità, relativamente ai suddetti periodi, dovrà essere corredata della suddetta certificazione. In mancanza, la domanda stessa potrà essere liquidata subordinatamente alla regolarizzazione mediante esibizione della documentazione richiesta.
Si rammenta che ciò trova applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore in Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo; tali sono le ipotesi in cui l’adozione debba essere pronunciata dal Tribunale italiano successivamente all’ingresso del minore in Italia ai sensi dell’art. 35, comma 4, L. 184/1983. In caso di revoca dell’affidamento preadottivo pronunciata dal Tribunale, il diritto al congedo ed alla relativa indennità cessano dal giorno successivo; di tale circostanza la lavoratrice interessata dovrà darne opportuna e tempestiva comunicazione all’Istituto.
In via transitoria, si fa presente che, relativamente agli ingressi in famiglia avvenuti nell’anno 2007, potranno essere indennizzati tutti i periodi di effettiva astensione dal lavoro ricadenti nell’anno 2008, purchè fruiti entro i cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia. A tal fine, l’interessato dovrà esibire la documentazione attestante l’ingresso in Italia.
Nei limiti dei cinque mesi decorrenti dal suddetto ingresso, la lavoratrice che abbia fruito nel corso dell’anno 2008 di eventuali periodi di astensione dal lavoro ad altro titolo (congedo parentale, ferie, …) potrà commutare il titolo dell’assenza in congedo di maternità ed ottenere, su domanda, il correlativo trattamento economico. Si precisa che non potranno essere indennizzati dall’Istituto i periodi di permanenza all’estero, già contemplati dalla normativa previgente, ricadenti nell’anno 2007 ancorchè riferentisi ad ingressi in Italia avvenuti nel 2008.

L’affidamento
In caso di affidamento del minore, invece, la durata complessiva del congedo è di tre mesi, conformemente alle vecchie regole, ma può essere fruito entro i cinque mesi successivi all’ingresso in famiglia (contro i precedenti tre).
La nuova disciplina, che ha abrogato l’art. 27 Dlgs n. 151/2001, non contiene alcuna specifica disposizione riferita agli affidamenti preadottivi internazionali.
Il nuovo articolo 31 del Dlgs n. 151/2001, riscritto dalla Finanziaria 2008, conferma la regola secondo cui il congedo ex art. 26 spetta, alle medesime condizioni, in alternativa alla madre, al lavoratore padre adottivo ovvero affidatario, il quale, in caso di richiesta del congedo per il periodo trascorso all’estero ai fini delle pratiche di adozione, dovrà sempre produrre la certificazione rilasciata da parte dell’ente autorizzata.

Il congedo di paternità in caso di adozione e affidamento
Per effetto dell’art. 2, comma 454, Legge Finanziaria per il 2008, l’art. 31 T.U. è stato sostituito.
Si riporta l’art. 31 T.U. novellato:
“1. Il congedo di cui all’art. 26, commi 1, 2 e 3, che non sia stato chiesto dalla lavoratrice spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore.
2. Il congedo di cui all’art. 26, comma 4, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore.
L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero del lavoratore”.
Il congedo di paternità spetta, per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua, al padre lavoratore dipendente subordinatamente al verificarsi di una delle condizioni di cui all’art. 28 T.U. (decesso o grave infermità della madre, abbandono, affidamento esclusivo) nonché in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che vi rinunci anche solo parzialmente.
Il diritto al congedo di paternità spetta al padre richiedente alle medesime condizioni previste per la madre avente diritto; pertanto, per gli aspetti non considerati nel presente paragrafo si rinvia a quanto già illustrato in merito al congedo di maternità.

Il congedo parentale
Anche la disciplina del congedo parentale riconosciuto in caso di adozioni, nazionali ed internazionali, ed affidamenti è stata profondamente rinnovata, nonché semplificata.
In primo luogo viene innalzato il limite di età del figlio che, dal 1 luglio 2008, ai fini del riconoscimento del congedo nonché della relativa indennità economica, non deve aver compiuto la maggiore età.
Il congedo parentale può essere richiesto entro 8 anni dalla data di ingresso del minore in famiglia (contro i precedenti tre) e comunque mai oltre il raggiungimento della maggiore età del figlio.
Dal punto di vista del trattamento economico, il nuovo articolo 36 prevede che l’indennità del 30% è riconosciuta per complessivi sei mesi, indipendentemente dal requisito reddituale, nei primi tre anni dall’ingresso del minore.
Viceversa, qualunque periodo di congedo richiesto oltre i tre anni dall’ingresso (anche, ad esempio, il primo mese) nonché i periodi di congedo ulteriori rispetto ai sei mesi (settimo, ottavo e così via), ancorché fruiti entro i primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia, potranno essere indennizzati a tale titolo subordinatamente alla verifica delle condizioni reddituali previste dal comma 3 dell’art. 34 T.U.
Si riporta di seguito il novellato art. 36 T.U.:
“Il congedo parentale di cui al presente Capo spetta anche nel caso di adozione, nazionale e internazionale, e di affidamento.
Il congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro otto anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.
L’indennità di cui all’art. 34, comma 1, è dovuta, per il massimo complessivo ivi previsto, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia”.


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